— C’erano due uomini nudi come vermi, e inchiodati come due Cristi nel fondo; uno era già stecchito, l’altro boccheggiava come un barbio fuor d’acqua.

— Madonna! Due francesi, eh? E cos’hai fatto?

— Cosa vuoi che facessi? Se la barca fosse stata vuota l’avrei fermata, ma essendoci gente...

— Non ti sei voluto impicciare? Hai fatto benissimo. Non è vero, monsù?

Il contino, scuro in viso, guardava fissamente la riva che pareva venir loro incontro.

— La guerra è guerra! — riprese subito quel delle pentole. — Però che matti! Pensar che in fin dei conti si ammazzano per un po’ di terra. Andate là che n’avremo tutti quanto basta da coprirci, quando sarà tempo! Heheh! tre tappe: prima a Mortara, poi a Fossano, poi a Marsiglia: si muore, si va giù nella fossa, poi si marcisce. Dico bene, monsù?

Massimo aveva già pagato il passo, in un lampo fu in sella e prese, di mezzo galoppo, la via di Casalgrasso.

La molestia interiore cresceva così fieramente, che a un certo punto pensò di lasciar la strada e d’arrivar per i campi a Robelletta; si contenne ricordando che assai fossi e paludacci pericolosi attraversavano tutto il paese, e potevano forzarlo a girar largo, a perder tempo invece di guadagnarne.

Giunse a Polonghera senz’accidenti; passò oltre; si trovò nella strada del sale. Cominciò a guardare con la testa per aria dalla parte ov’era la villa. Non vedeva che cime fronzute, mosse dolcemente dal vento. Quante rimembranze! Che miscuglio confuso di tenerezza, di accoramento, di desiderio! Era ancor presto: non si sarebbe fermato a Robelletta che pochi minuti, il tempo di dar al gastaldo Devalle gli ordini riguardanti la squadra dei lavoratori, che voleva condurre a Torino, poi... Oh poi sarebbe stato libero, libero fino alla mattina seguente! Si vedeva arrivare a Murello, entrava nel cortile della casa di Liana, era sulla scala, cercava d’immaginare una scena, la scena... Qui la visione s’intorbidava repentinamente, le paure risorgevano a furia e l’ansia cresceva a tal punto, che gli pareva di soffocare.

È al Colombetto. Avanti, avanti. Ecco là il bosco di Riochiaretto, a sinistra; Robelletta è a destra. Un falco, bellissimo a vedersi, si librava nell’aria, roteando; attorno gli volava un branco di storni. Questo vedeva Massimo, e non le due ventaruole così note! Non pertanto eran là, dietro quegli alberi... Avanti dunque, per Dio! Ecco il giardino: l’integrità delle forme vegetali è completa. Ma le ventaruole? Ma il tetto? Ma il tetto?