— Informato di che?

— Della morte del forestiero... di quel signore grasso e rosso... dell’avvocato Oliveri.

— Oliveri! Lui? Ma come? Ma quando? È morto, oppure è stato...?

— Ammazzato? No signore! È morto da cristiano, nel suo letto, d’un accidente, credo.

Massimo corse al cavallo, afferrò il crine e l’arcione di dietro, mise il pie’ nella staffa, fu su. Prima di moversi fece il gesto di chi è invaso a un tratto da una nuova idea.

— Senti — disse a Devalle, indicandogli la rimessa, — farai cavar fuori e dar una buona ripulita alla carrozza vecchia, poichè posso averne bisogno stasera o domani. E quanto ai cavalli...

— Quanto ai cavalli, se si contenta del Moro e del Grigio, li ho tutti due in stalla.

Massimo assentì, spronò, e un momento dopo era scomparso.

XXXIII.

Quel giorno, verso sera, il notaio Arignani venne a far visita a Liana, e la trovò più pallida, più mesta del solito. Le comunicò le notizie della capitale; quand’ebbe finito, si rifece da capo e raccontò di nuovo tutto, interrompendosi ogni poco come chi segue, oltre le sue parole, un pensiero non espresso.