— Per questo ho detto nuovo, qualche nuovo provvedimento. Tutto accenna a rincarare.

— Però io non capisco! — esclamò la contessina vivace. — Perchè non mangiano pane e formaggio? Piuttosto che patire! Non è poi una cosa tanto cattiva, pane e formaggio!

— Infatti! — mormorò Massimo, con ironia.

— La difficoltà forse sta nell’averne — susurrò la contessa Polissena, col suo sorriso fine.

— Non si stenta solamente nelle campagne — disse il marchesino Canalis, che sedeva a sinistra della Acquadro. — Si stenta anche nelle città.

— A Saluzzo c’è perfino un po’ di fermento! — esclamò il cavalierino Gausier, che sedeva a diritta.

— Saluzzo è niente — disse il giovane conte Di Pranero, suo vicino, — m’hanno scritto da Asti...

— Ma che Asti! Che Saluzzo! — interruppe Canalis. — È la capitale che bisogna vedere. La capitale che è come dire la testa dello Stato. Un braccio, una gamba si possono tagliare, ma quando il male è nella testa... Sabato scorso ho visto una scena che mi ha fatto impressione. Ero andato a Torino, così senza proposito, per trattenermi un poco e tornare alla Prata. Trovo Giacinto Violant sotto i portici che m’invita a colazione con Di Cimalta, La Torretta e Spadafora; alle frutta capitò poi anche Francastel. Eravamo ancora a tavola e si chiacchierava, quando ci parve di sentire rumore in istrada. Andiamo alla finestra e vediamo molta gente che si accalcava davanti al forno che sta dirimpetto al portone; voleva del pane per una donna ch’era caduta per terra e non dava segno di vita. Il fornaio, ritto sull’uscio, si sfiatava a dire con la mano al petto che a quell’ora non aveva più in bottega neanche una crosta; ma si insisteva, si alzava la voce; alcuni cominciavano anche ad alzare le mani. Allora Francastel, sapete che è un po' matto, cosa fa? Corre alla tavola, piglia una pagnotta e la getta, gridando: — Ecco qui, ecco qui, fatele mangiar questa! — In un battibaleno tutta la marmaglia fu sotto il palazzo. Nessuno pensava più alla donna, ciascuno chiedeva per sè. Si buttò giù tutto il pane avanzato; si fece portar quello che c’era in dispensa. Bisognava vedere che barabuffa, che parapiglia! Erano tre, quattro, sei, dieci a disputarsi ogni tozzo come disperati; facevano a pugni, a calci, a graffi, a morsi. Violant ne aveva trovata una: mirava diritto al viso, lui, e di tutta forza...

— Euh! — fece Massimo, con i denti stretti, tagliuzzando qualche cosa che aveva nel piatto. — Come vorrei esser stato presente! E l’avete lasciato fare, voialtri?

— Figurati se non glie l’ho cantata chiara! Il popolo bisogna lasciarlo cuocere nel suo brodo, come diceva ieri la mia signora nonna.