— Sicuro — mormorò la Ghigliestra — adesso bisogna guardarci bene da provocar lo sdegno della bassa gente.
— Tanto più che c’è chi l’aizza — aggiunse Canalis.
— Eh, ma la polizia vigila — disse Nizzati. — Non temete.
— Io ho sempre una gran paura dei ladri, dei banditi, dei briganti — mormorò la contessina, rabbrividendo graziosamente. — Cosa volete? non mi sento sicura se non ho con me almeno tre uomini.
— I banditi! i briganti! — saltò su il marito. — Cosa vuoi che ti facciano? Sono i facinorosi, le teste calde che mi tengon sempre in pensiero. E ce n’è da per tutto.
— Ma la polizia li vigila — ripetè Nizzati, con gran convinzione.
— Siamo d’accordo, pienamente d’accordo; ma forse bisognava cominciare un po’ prima.
— Molto prima! — esclamò Mazel. — Almeno sette od otto anni fa. E mettere in pratica il consiglio che il mio caro amico, il marchese di Cordon, dava al Re al tempo dei torbidi di Vercelli: — Maestà faccia impiccare, faccia impiccare, faccia impiccare, e tutto sarà quieto. Ah se a Parigi avessero fatto così! — Vi ricordate, Nizzati?
Don Macari alzò quella sua testa sbiancata, emaciata così da lasciare distinguere sotto la pelle i contorni delle mandibole e l’ossatura del cranio; i suoi occhi lampeggiavano sinistramente.
— Ehehe! — fec’egli con voce nasale — siam rovinati, se Dio non ci provvede. Bisognava combattere le radici del male. Ormai le gazzette arrivano da per tutto; son lette persin dai contadini. Poi ci sono le adunanze massoniche. E poi, e poi, e poi... Insomma per quanto faccia la polizia, gli aderenti a quel vertiginoso, scellerato sistema che ha messo in combustione gran parte dell’universo, aumentano sempre più. Nei nostri paesi, quando non è giacobino il notaio, lo è il maestro di scuola; quando non lo è il medico, lo è lo speziale...