— Adesso è a Murello — rispose don Macari; — in grazia dell’amnistia.

— Tu non sapevi niente? — chiese la contessa Polissena a suo figlio, affissandosi in lui.

Massimo crollò il capo.

Don Prato si andava contorcendo sulla sedia, guardava attorno sottecchi, si asciugava la bocca ad ogni momento, martoriato dalla brama di dire ancora qualche cosa in difesa di sor Luigi, e dall’ossequio ai nobilissimi interlocutori.

— Basta — susurrò finalmente, approfittando d’un momento di silenzio — non ch’io voglia portarlo in palma di mano, ma giurerei che è cambiato, che non la pensa più come una volta. Prima di tutto ha preso moglie...

A queste parole, alcuni dettero in una grande risata:

— Bravo, don Prato! Bravo, bravissimo!

— Ecco trovato il mezzo di acquietare i novatori — disse Nizzati.

— Un mezzo infallibile — aggiunse Acquadro: — ammogliarli tutti!

— Per amore o per forza! — gridò Gausier.