— Li vedremo metter subito il capo a partito — riprese Acquadro. — Ma bisogna spicciarsi.
— Il male è questo — gemette la vecchia dama, — che gli ammogliati alle volte sono peggiori degli scapoli.
— Non importa — disse Mazel, — si può provare.
— E sentiamo un po’ — domandarono Canalis e Di Pranero. — Com’è la giacobina?
— Ah! bella — rispose Mazel. — Cospetto! La veste rosa, non è vero, Massimo?
Massimo maneggiava un bel coltellino di vermeil dal manico di porfido, come fosse stato un pugnale; e mentre i visi dei commensali erano lieti e, qual più e qual meno, coloriti di benessere, il suo era pallido; gli errava sulla fronte e nella guardatura un’ombra scura di malcontento.
Faceva caldo là dentro, benchè le finestre fossero già state aperte, e si cominciava a respirare male.
La contessa Polissena posò sulla tavola il suo tovagliuolo, girò l’occhio intorno, mosse leggiermente la sedia; s’udì per un istante il ronzìo delle mosche rifugiate tra i viticci della lumiera dorata. Il cavaliere Mazel fu tosto in piedi, col capo chino, col braccio curvato in dentro, davanti alla sua dama. Ella si alzò, si pose con lui innanzi a tutti, per indicare la via.
La bella comitiva passò per un ridotto tutto bianco con contorni a oro, dove pendeva e regnava un gran ritratto al naturale del defunto Vittorio Amedeo III, uscì in giardino e andò alla cupola verde che stava nel mezzo. Il caffè, versato allora nelle chicchere, profumava l’aria tutt’intorno alla gran tavola di pietra. Fu sorbito prestamente dagli uni, lentamente dagli altri, gustosamente da tutti. Poi la contessina Acquadro scappò, seguita dai suoi adoratori, verso l’altalena, che sorgeva nel centro d’un praticello, all’ombra di certi bellissimi alberi.
Le altre due gentildonne, più contegnose e mature, rimasero tranquillamente sedute; mentre il conte Acquadro, il barone Nizzati, il vassallo Ghigliestra e don Macari si strinsero in disparte in crocchio politico. Mazel ora si accostava e si tratteneva un momento con loro, ora andava a dare un’occhiata dalla parte dell’altalena; ma ritornava sempre, senza indugio, vicino alla sua dama, caso mai si presentasse qualche gradita opportunità di servirla.