Tornò a Robelletta che già principiava a farsi buio. Fastidiose a udire in quell’ora, aspre voci si rispondevano da lontano.
Trovò al cancello il maestro di casa, che pareva lo aspettasse.
— Quei signori sono andati via che sarà un’ora — prese a dire costui. — Poi è arrivato un corriere a spron battuto. Ho l’ordine di avvertire il signor contino, che la signora contessa desidera di vederlo. Devo anche...
Ma il signor contino s’era già lanciato su per le scale.
La contessa Polissena aveva il lume e stava scrivendo.
— Sei tu? — diss’ella, senza voltar la testa. Indicò un foglio che aveva vicino e soggiunse: — Ecco una lettera di tuo padre. Leggi l’ultima pagina, c’è urgenza.
Massimo, preso il foglio, cercò, trovò e lesse.
V’era scritto:
«Ieri, Iº del mese di giugno, il Re si portò con la Regina, con sua zia, e col Duca di Monferrato dal castello della Veneria, ove si trovano in campagna, al castello di Rivoli a fare una visita al Duca d’Aosta ed alla Duchessa, che ivi si trovano a villeggiare. Dopo pranzo partirono per ritornare al loro soggiorno. Appena arrivati alla Veneria, il Re ricevette una staffetta da Torino, spedita per avvertirlo che sulla strada che doveva fare, lo aspettavano certi sediziosi armati, con uno scritto in mano, calamaio e penna, per forzarlo a firmare un atto di rinunzia a favore del popolo, ed in caso di resistenza da parte sua, lo volevano rapire e condurre nella Cittadella di Torino, non aspettando la città altro che questo per rivoltarsi. O la staffetta partì troppo tardi, o il Re e i suoi partirono da Rivoli troppo presto; il fatto fu che essi passarono per quel luogo, ov’erano i detti sediziosi armati, e questi non li videro o furono sbigottiti da qualche cosa veduta. Nella carrozza erano i soli quattro sunnominati, con qualche servo, ma senza alcuna scorta di soldati o di guardie. Sua Maestà crede questa cosa un vero miracolo o almeno una grande grazia della Madonna SSma, imperocchè alla voltata della strada grossa di Rivoli, d’onde s’introducevano in istrada più solitaria e poco battuta, uno di loro suggerì agli altri tre di recitare il Rosario, cosa che fu da tutti accettata con piacere. Stanotte e stamattina sono già stati arrestati alcuni dei detti malandrini, venendosi sempre più in chiaro dell’attentato che meditavano, ma i più colpevoli la scamperanno pur troppo.
«Il paese è agitatissimo per i guai di questi tempi, e ritengo qu’avant peu nous aurons du fil jacobin à retordre.