— Allora vieni, facciamo due passi.
— Scusa, ma stasera voglio proprio scrivere al babbo; e scrivergli un po’ lungamente, come ho promesso e non ho ancora fatto. Domani è giorno di posta.
Ughes si trasse di tasca alcune lettere, ne scelse una, la mostrò a sua moglie: era uno scritto di Massimo, conteneva un breve, un singolarmente breve saluto.
Liana, che l’aveva già letta alla mattina, vi diede appena un’occhiata.
— Ebbene? — diss’ella freddamente.
— Eccola qui, la causa del tuo malumore! — esclamò il marito, celiando.
— Può darsi... Anzi, non nego: questa partenza così inaspettata m’ha fatto una certa impressione.
— Vedi! Il contino veniva qui tutti i giorni, ti stava attorno, si mostrava devoto, e volere o no...
Liana battè un piede a terra.
— Lasciami dire — ripigliò concitata. — Sì, questa partenza mi ha fatto impressione, ma sai perchè? Perchè mi giunge come un presagio, un avviso o una minaccia del cielo.