Il tempo passava. Sotto la luce lunare, il giardino pareva pieno d’un vapor latteo, trasparente e leggiero; pieno d’un silenzio arcano e vivente; già pieno di quell’inesprimibile senso di speranza e d’attesa, che rende incantevoli le notti d’estate.

Improvvisamente s’udì un mormorìo, poi una voce acuta ed ingrata.

— Dottore! Ehi, dottore, dottore!

Ughes scattò in piedi, con l’idea di non rispondere, di celarsi anzi, addopandosi dietro al cipresso; poi pensò che lo speziale aveva forse urgente necessità di parlargli; che non trovando lui avrebbe certo disturbato sua moglie.

— Eccomi! — rispos’egli. E quand’ebbe voltata la cantonata, soggiunse seccamente: — C’è forse qualcuno che ha bisogno di me?

— Neppur per sogno! — rispose Bechio. — La stagione è bella, le malattie son poche e leggiere. Lei lo sa, eh? Oh poi, se c’è un paese in cui si potrebbe far senza del medico, quest’è Murello. Un veterinario o un flebotomo, e non occorre altro. Diavolo! Abbiamo un chirurgo che fa le amputazioni a meraviglia con un semplice coltellaccio da cucina. È vero che per liberarvi d’un callo, lui vi taglia il dito, ma è perchè gli tremolano già un poco le mani. Poi ci sono io e la mia bottega sempre in ordine. Cosa si vuole di più?

Rientrarono nel salotto e andarono a seder presso la tavola, sulla quale stava una lucerna e il solito vassoio. Mentre Ughes, distratto, guardava oscillar la fiammella, Bechio mesceva senza verun riguardo. Chiacchierava sempre.

— E madama s’è già ritirata, eh? Stracca morta, magari? Chi sa dove diavolo lei l’ha fatta andare quest’oggi! E sì che incomincia a far caldo! — Tracannò e riprese: — Buono! Proprio sempre quello; siamo amici vecchi. Lo dicevo già a sor Battista: meglio di così non si può bere; vino amaro tienlo caro...

Si chetò tutt’a un tratto e andò curvo, in punta di piedi, ad accostar l’uscio che rispondeva sulla stanzetta d’ingresso. Tornato poi alla tavola e alzato il testone ronchioso, lo tenne immobile, piegandolo un poco su un lato come chi tende l’orecchio.

— Fidarsi è bene — brontolava, — non si fidare è meglio...