L’uomo incaricato di dar il segnale aveva trovato chiuso l’uscio del campanile; e il colpo era fallito...
Così, a poco a poco, Ughes era venuto nella persuasione che più nessuno si ricordasse di lui. S’ingannava a partito.
Scattò in piedi.
— Non andrò! — diceva tra sè, movendosi nervosamente per la stanza. — Oh piuttosto... andrò, sì, perchè Bechio mi ha nominato Govean, e con Govean si può parlare. E parlerò, per Dio! E dirò tutto quello che ho pensato, tutto quello che ho nel cuore. Forse mi si vorrà dare qualche mandato... Spedirmi in Liguria o in Lombardia. Rifiuterò... Salvo che... No, no, no, rifiuterò nettamente. Li ringrazierò d’aver pensato a me e dirò loro che non mi sento da tanto. Voglio fare il mio mestiere, io: quello per cui ho studiato. Non cercherò di sfiduciare nessuno, poichè non mi sento sfiduciato io. La mia fede nella libertà è sempre incrollabile. Ma certi impeti, certi furori, certi eroismi, si potevano comprendere al tempo in cui eravamo studenti; ora siamo uomini fatti... Siamo uomini fatti e dobbiamo saper aspettare; saper transigere. A questo mondo non si va avanti che a forza di transazioni. Guai a chi non sa aspettare! Guai a chi non sa discernere e separare la realtà dai propri sogni. La nostra impresa è vasta, e richiede il lavoro continuato e concorde di parecchie generazioni. E secondo il mio avviso i tempi non sono maturi. Un popolo non si scuote se non per quello che desidera; e il nostro è ancor lontano dal desiderare mutazioni. Lasciando a parte la gran nobiltà, il clero, i ricchi, l’esercito... anche fra i borghesi, anche fra i contadini son molti quelli che adorano il Re ed odiano i francesi e chi tien dalla loro... Dunque la via breve è chiusa, prendiamo la lunga. Bisogna rinunziare ai casi gloriosi, commoventi delle aggressioni rivoluzionarie, e far capire a chi tocca che gli si levano contro dei diritti, dei veri, sacrosanti diritti e non soltanto delle passioni. E questi diritti conquistarli non con la violenza e col sangue, ma con paziente fermezza, con una resistenza lenta, ordinata, tranquilla. Non temete: le idee vere ed utili hanno un’essenza che non si altera mai.
E non più adunanze segrete; lavori misteriosi e sotterranei, che non producono niente di buono: luce, luce, luce! La verità non prospera che al sole. Le rivoluzioni le fa Dio, amici miei: Dio, Dio, non l’Essere supremo. Le occasioni dipendono da Lui. Sapersi preparare e approfittarne, questo dipende da noi. Prepariamoci, speriamo un miglior avvenire, e... schiviamo i fanatici!
Prese la lucerna e si avviò. Si sentiva fremere come all’avvicinarsi d’una prova pericolosa, d’un cimento oscuro, indefinito, contro il quale non aveva difesa. Su per le scale, gli tornò a mente una frase che aveva pronunziata altra volta; non sapeva quando: — Non si fa niente di grande in questo mondo se non si fonda sul sacrificio. — Gli suonava grave, amara come un rimprovero. Si soffermò in una stanza vuota del primo piano, per calmarsi, per ricomporsi; poi entrò nella camera da sposi.
Liana dormiva placidamente.
Ughes depose il lume a terra, e s’avvicinò al letto in punta di piedi; respirava forte, inconsapevolmente, cercando l’alito dolce nell’aria immota.
— Ah! — diss’egli giungendo le mani, ebbro d’amore, — non ti lascierò più, sai. Oramai non ci dividerà che la morte!