Di repente Ughes cessò di scrivere, stette un momento immobile, poi gettò la penna e lacerò il foglio.

— Valgo pochi soldi stasera — diss’egli, con un certo suo riso tutt’altro che in armonia con l’espressione degli occhi. — Scriverò domani.

Liana lo seguì in camera senza far motto nessuno; lasciò ch’egli, posato il lume sul cassettone, si gettasse in una poltrona, poi, accostandosi, gli posò una mano sulla fronte.

— Perchè sei in collera?

— In collera? — rispose Ughes. — Neppur per idea!

— E dunque?

— Sono seccato. Oh sì! prodigiosamente seccato.

— Avanti, avanti.

— Un amico, un vecchio amico, mi prega di partir subito per andare a cavarlo da un brutto pasticcio.

— Bisogna andare.