Più nulla si moveva nel silenzio profondo. Liana sentiva dentro di sè, intorno a sè, l’impressione d’un gran vuoto che si oscurava, si ampliava senza fine. Subitamente le prese un brivido e le ritornò il pensiero. Ella comprese che oramai era inutile aspettare di più: Luigi quella sera non sarebbe tornato. Si alzò, salì lentamente, fermandosi di tanto in tanto a riflettere. Giunta in camera, vi si chiuse e cominciò a spogliarsi. Gli occhi suoi si fermarono per caso sopra una poltrona, ella vide l’abito bruno che suo marito aveva in dosso il giorno avanti.
Ecco! Non avevo che da guardar in tasca per trovar la lettera dell’amico di Luigi, per conoscere forse la causa della sua partenza strana e precipitosa.
— Faccio male — pensava, — lo so... È una cosa indegna. Ma pure... poichè soffro... E chi sa che una volta trovata questa lettera, io non mi senta più quieta, più tranquilla. Mi basterebbe così poco! Può darsi ch’io abbia la forza di non aprirla, di non leggerla che domani, e se non potrò farne a meno; se Dio non mi aiuta in qualche altro modo...
Nell’abito non v’era niente; e allora cercò affannosamente sul cassettone, nei cassetti, per le sedie, per terra, da per tutto.
E come era andato via suo marito? Come vestito? — Aperse l’armadio: mancava una giubba nuova di color ferrigno, una giubba ch’egli non aveva mai indossato in campagna... Un altro enigma, un altro punto oscuro! Ah! non aveva più testa. Che fare? Che fare?
Si stese sul letto, vi si compose, rimase immobile. Si assopì per un momento, poi si sentì come scrollata da una mano brutale, e trascinata vertiginosamente indietro nella sua vita passata. Cominciò a riandarne i casi, dalla prima volta che aveva visto Ughes, fino all’ultima notte ch’erano stati insieme. Lo aveva sempre amato, lo amava, lo invocava, avrebbe voluto sentirsi ancora tra le sue braccia, morire d’amore! Si voltò, cacciò il viso nel guanciale, lo morse con impeto disperato. Ah! ella avrebbe dovuto vegliar su Luigi, custodirlo; opporsi alla sua partenza con preghiere, con lagrime... Opporsi, o seguirlo. Non aveva saputo far nulla e n’era acerbamente punita. E adesso? Aspettare. Ma fino a quando, fino a quando, fino a quando? Una voce insistente e maligna le diceva nel cuore: — La sua assenza sarà lunga, assai assai più lunga di quanto tu puoi prevedere. — Ma ella non poteva prevedere nulla. Ughes l’aveva lasciata al buio, interamente al buio.
Si rizzò a sedere, atterrita; tutt’intorno, sulle pareti scure, nel barlume della finestra, sui mobili sparsi nell’ombra ella leggeva in caratteri arcani la parola:
PERICOLO.
Dio! Dio! Qual poteva essere questo pericolo a cui andava incontro suo marito?
Stette così a lungo, lottando contro i fantasmi che le attraversavano la mente, poi ricadde supina. Si sentiva male, si sentiva spossata. I funesti pensieri entravano in folla, tumultuariamente, nel suo cuore. A poco a poco, senza perder punto della loro terribilità, si sformarono, si cangiarono in una lugubre sequenza di sogni.