— Chi sono?
— Mah! Ho sentito nominare un certo Boschis, un certo Govean...
— Grazie! — mormorò Liana, porgendogli la mano.
— Si faccia animo — ripigliò don Prato, un po’ commosso. — Io credo che stasera o domani sor Luigi sarà di ritorno. Me lo farà saper subito, eh? Verrò col notaio; sentiremo le nuove anche noi... Adesso vado in chiesa e... faccio quel che posso. Preghi anche lei; confidi in Dio. Dio non l’abbandonerà.
Liana tornò dond’era venuta. Appena a casa, cercò subito Gabriel, gli disse d’apprestare la carrozza e di prepararsi a condurla a Racconigi.
— La carrozza! — esclamò il colono. — Lei vuol dir la scorratta! La scorratta di sor Battista; non abbiamo altro.
— Prenderemo quella — rispose la signora, voltando le spalle.
Gabriel tirò il legnetto in mezzo al cortile e lo mise in ordine come al tempo del medico vecchio; provvide al cavallo; pensò a sè, mangiando in fretta un boccone, poi andò a trovar Menica in cucina.
Era contento d’andar a vedere quel che succedeva a Racconigi; ma temeva anche assai d’avventurarsi a un’impresa un poco rischiosa.
— Io — diceva — sto per il Re; le novità non mi vanno. Adesso vediamo: se arrivato là, qualcuno mi volesse obbligare a gridar: viva la Repubblica!? Sì, che mi troverei in un bell’impiccio!