I tiratori stavano riuniti sotto una baracca; l’arma che passava dalle mani dell’uno in quelle d’un altro, era una carabina a serpentino, nel quale, invece della corda, stava adattato un pezzetto di fungo da esca. Il muretto col segno sorgeva a cento sessanta passi; in una capannuccia vicina si rimpiattava l’uomo che doveva indicar l’esito di ciascun colpo.

Gli spettatori, accalcati sulla strada che metteva all’abitato, si godevano lo spettacolo all’ombra di certi altissimi platani. Quieti e silenziosi mentre il tiratore prendeva la mira; appena andata la botta, applaudivano o fischiavano rumorosamente, secondochè colui s’era mostrato abile od inetto.

Giunto all’estremità del ponte, Gabriel fece schioccar la frusta e gridò due o tre volte:

— Ohe hop! ohe hop!

Quelli che si sentirono urtar le spalle dal muso del cavallo si ritrassero un poco; ma gli altri non degnavano neppure di voltarsi. Gabriel provò ad alzare la voce; poi vedendo ch’era inutile, cominciò a pregar intorno con flemma, con garbo:

— Facciano il piacere... un po’ di luogo, è l’affar d’un momento. Si tratta d’una faccenda importante... Un parente di questa signora che è agli estremi.

Quando vide l’impossibilità di farsi ascoltare, si appoggiò indietro e, pur continuando a dimenar dolcemente la frusta a destra e a sinistra, si rassegnò ad aspettare.

Liana guardava fissamente un gruppo di giovani diversamente vestiti; i quali, ritti sur un arginetto e separati dal resto del pubblico, parevano sopraintendere al tiro. Il colono li osservò anche lui, e domandò ad un vicino chi fossero.

— Quelli là? — rispose costui, sottovoce. — Sono quelli che menano la barca. Io poi non so altro.

Intanto un di coloro che facevano parte del gruppo aveva visto il legnetto e adocchiata la giovane donna. Rendendosi poi ragione del perchè stesse ferma in quel luogo, s’aprì il passo, giunse al cavallo, lo prese a mano e, pian pianino, pregando gli uni, cansando gli altri, riuscì in pochi minuti a trar dalla calca bestia, scorratta e persone. Dopo di che, levatosi il cappello e mostrando denti bianchissimi in un largo sorriso, salutava e s’apprestava a tornare con i suoi. Liana si chinò, gli accennò d’accostarsi.