Questa adesso era quasi libera. Un po’ prima la folla aveva cominciato a tumultuare per una voce che s’andava spargendo, che correva di bocca in bocca. S’era scoperto un magazzino, due magazzini, tre magazzini pieni, riboccanti di granaglie. Si gridava che bisognava dare il sacco, fare giustizia, impadronirsi di tutto a qualunque costo. Ma dove fossero questi magazzini nessuno sapeva dirlo.

In questo mentre era uscito da un vicoletto un ragazzo del popolo che suonava sur un tamburo poche battute di una marcia militare francese. Parve un avviso, un segnale. Dove piacque al garzoncello d’avviarsi, quelli che aspettavano il momento di mettersi alla testa si avviarono anch’essi; e la turba con impeto unanime li aveva seguiti.

Il sole stava per tramontare; il castello, colorito da una luce vermiglia, campeggiava sopra un cielo d’una bella tinta d’acqua marina. Liana raccapezzò subito da che parte doveva volgersi per ritrovare il legnetto.

Gabriel, con la flemma e il buon senso comune ad una gran parte dei contadini, aveva pensato di non allontanarsi dal luogo ove lo aveva lasciato la sua padrona. Spinta la scorratta in un angolo ombroso, mandato un ragazzo a comperare un po’ di fieno in un vicino stallatico, s’era acconciato ad aspettare pazientemente, barattando chiacchiere con gli amici e i conoscenti che venivano a passare.

Si rallegrò molto quando vide ricomparire la signora. Si faceva tardi, e da certe parole che aveva udite, da certi indizi che aveva notati, gli pareva che la sera dovesse essere meno tranquilla del giorno.

Ripassando per la strada che conduceva al ponte, la trovarono ancora sparsa di crocchi, e si vedeva su quasi tutte le facce un non so che di stanco, di cupo, di annoiato. L’insurrezione durava appena da due giorni, e molti cominciavano ad averne assai ed a preoccuparsi del come sarebbe andata a finire. Su molte finestre stavano lucerne, candele, lumi d’ogni specie pronti per essere accesi al sopravvenire della notte. Era un ordine venuto non si sapeva bene nè di dove, nè da chi, ma al quale nessuno osava disubbidire.

— La finirà male — disse Gabriel, appena furono di là dal torrente. — Vedrà. Non sanno nemmeno loro cosa vogliano. Hanno per generale un certo Govean, un bravo giovane, che non ha bisogno di nessuno; adesso lo portano in palma di mano, dicono che lo vogliono far re, quando ci sarà la Repubblica. Che bestie! Che cosa ha saputo fare? Mettere taglie su due o tre ricchi, ecco tutto... E la gente? Ieri ha voluto provare le cucine dei frati e delle monache. A quanto ho sentito, stamattina si parlava di tassare il grano a quattro lire, dieci soldi l’emina; stasera si va già a dare il sacco ai magazzini. Bisognerà vedere quando sarà qui la truppa: fanteria, cavalleria e qualche pezzo. Ah! ah!... C’è chi prevede il caso e parla anche di fare resistenza. Con che se vi piace? Con le molle, le palette, i bastoni? Ho sentito parlare di una spingarda puntata laggiù, sulla strada di Torino. Eh, già sarà proprio quella che farà tornare indietro i soldati!... Toh, e ora? Che c’è egli? Mi pare che si batta la generale!... Senta, senta, anche la campana a martello!

Voleva fermare, guardare indietro per vedere di comprendere da qualche segno che cosa succedesse nel luogo che avevano lasciato. Ma Liana, assorta nel nuovo pensiero che le occupava la mente, gli ordinò invece di stimolare il cavallo. Le pareva di abbreviare così il tempo che la separava dalla sua partenza per Torino. Non vedeva l’ora di mettersi di nuovo in viaggio. Riesaminava le circostanze che avevano accompagnato la partenza di Luigi: concordavano tutte per farle parer più fondata la nuova speranza.

Teneva l’occhio immobile; le cose che le passavan davanti a poco a poco diventavan tutte d’un colore, ondeggiavano, si confondevano insieme in un miscuglio ottenebrato. Ella cominciava a sognare, a sognare con gli occhi aperti: — Ecco, Luigi era seduto al suo fianco. Non parlava perchè non avrebbe saputo esprimere quello che sentiva neanche lui, ma la guardava sorridendo, con significazione di grandissimo affetto, e ogni tanto le baciava appassionatamente la spalla...

— Ah, Luigi, Luigi — pensò ella, quasi svegliandosi — perchè non sei qui con me!