— Piangi pure — diceva l’avvocato Gaetano Oliveri, camminando innanzi e indietro per il salottino, — piangi, sfogati che ti fa bene.

Ma Liana, entrando, s’era lasciata andare in un seggiolone e ne stringeva nervosamente i bracciuoli; non piangeva, non parlava, non aveva che singhiozzi convulsi.

— Quieta, quieta — continuava l’avvocato, — quello che non mi puoi dire adesso, me lo dirai poi. D’altronde la tua cuoca mi ha già informato... Oggi sei stata a Racconigi, eh? Tutto sossopra anche là? Se tu avessi visto a Carignano! Il popolo tumultuava attorno al palazzo comunale: voleva armi, voleva che si diminuisse il prezzo del grano, voleva questo, voleva quello. Quando son passato io, il giudice, il sindaco erano lì lì per cedere. Ho sentito dire che anche a Virle, a Piobesi è principiato il tafferuglio. Tra due o tre giorni sarà da per tutto così. Il Piemonte è in combustione, tutto in combustione, figlia mia.

La tavola era apparecchiata. L’avvocato sedette, e cominciò a sbocconcellare una pagnotta.

— Scusa — ripigliò poi — non ho preso che una tazza di cioccolata stamattina, prima di partire. Volevo fermarmi a Carignano, ma poi... figurati! Ho lasciato riposare il cavallo in una cascina, dove fu grazia trovare un po’ di fieno...

All’apparire di suo padre, Liana aveva provato un senso di gioia ineffabile, credendolo apportatore di liete notizie. Non avendole egli detto nulla alla prima, s’era sentita ripiombare nelle tenebre; adesso immaginava ch’egli cercasse di prepararla a qualche cosa di terribile. Non la rassicuravano nè gli atti, nè l’espressione del viso; sapeva che neppure l’amarezza del dolore, neppure l’acerbità dello sdegno non modificavano quello stato di calma sbadata e singolare in cui viveva quasi costantemente il buon avvocato. La sua faccia era sempre colorita, la fronte spianata, la bocca composta al sorriso anche nelle circostanze più gravi della vita.

Menica entrò con la zuppiera fumante e la posò sulla tavola. Oliveri spiegò il tovagliuolo, si servì, poi, prima di mettersi a mangiare, considerò di nuovo sua figlia.

— Non ti senti proprio di prendere niente, tu?

Liana si alzò, venne a sedere di fronte.

— Dimmi tutto — esclamò angosciata, — dimmi subito tutto quello che sai di Luigi.