— Ma io non so niente — rispose l’avvocato. — La cuoca mi ha detto che è andato via, che non ti ha ancora scritto, che non ha più data contezza di sè. Non è tutto? Se c’è altro, parla.

Liana raccontò minutamente, febbrilmente quanto era accaduto in quei giorni.

— Bene; questo lo sapevo... — diceva suo padre. — Questo no. Ecco un punto che va rilevato... Ecco la conferma di ciò che pensavo.

Liana tacque.

L’avvocato contemplava il suo bicchiere tentennando la testa.

— Ma tu — diss’ella — come va che sei qui?

— Niente di più semplice. Non avevo forse promesso di venire a passare qualche tempo con voi? E poi, quando ho visto che vento spirava, ho pensato: qui è meglio muoverci prima che siano rotte le comunicazioni tra la capitale e le provincie. E son venuto. — Vuotò lentamente il bicchiere e ripigliò: — Del resto a Torino non si sta male. Non fa nemmeno poi tanto caldo. E quanto a guai, c’è stato un po’ di chiasso l’altro giorno contro un fornaio, che non voleva vendere il pane a un prezzo conveniente; ma c’è truppa, il Governo sta all’erta...

— Ma dunque — interruppe Liana — cosa pensi possa essere accaduto a mio marito?

— Finora niente; il ballo è appena cominciato...

Liana fece un atto d’impazienza.