— Tant’acqua, tant’acqua e poi adesso più niente! — diceva don Prato. — Speriamo nel triduo che incominceremo domani sera...
Arignani guardava in terra, con certe tentennatine di testa, che parevano voler dire: — Questo è niente: se a questo mondo ci fossero solamente la siccità ed il caldo!
Tanto che l’avvocato se ne accorse, si voltò a lui, e gli disse:
— E lei, signor notaio, cosa ci racconta di bello?
— Di bello?... Eh, veramente non so. Dipende dalle opinioni... quelli che possono averne... perchè già... Insomma la rivoluzione di Racconigi è bell’e finita.
Liana si riscosse, puntò le mani sulla tavola come per alzarsi, poi si lasciò ricadere fissando in faccia a suo padre gli occhi smarriti.
— Sentiamo i particolari — disse l’avvocato.
— Ieri sera sono arrivati i soldati...
— E poi?
Arignani e don Prato affermarono di non saper nulla più. L’avvocato credette che rifiutassero di parlare per non spaventar Liana, e per il momento non domandò altro. Però quando si furono congedati, li accompagnò nel cortile come per cortesia, e quivi, prima di lasciarli, rivolse loro parecchie domande: