— Perchè? — chiese Liana, distratta.

— Eh, figlia mia, bisognerà pur veder questa faccenda un po’ da vicino. Ma per mezzogiorno spero d’essere a casa.

— Dove vai?

— Oh bella, a Racconigi!

— Oh babbo! — esclamò Liana, spaventata — per amor di Dio...

— E cosa vuoi che mi accada? Ti par ch’io abbia il viso d’un cospiratore? E poi sono prudente... Sta quieta, sta tranquilla...

Liana gli aveva afferrato una mano e gliela baciava.

— Oh babbo, non andare! Se succedesse qualche cosa anche a te! Pensa! Che orrore, che rimorso...

— La vuoi finire! — esclamò l’avvocato, ritraendosi. — Chi vuole vada, chi non vuole mandi. Ora siccome io voglio... voglio fare quel che si può, domani vado a Racconigi.

Quella notte Liana non dormì quasi affatto, più che mai tormentata da oscuri e sinistri presentimenti. Voleva alzarsi prima che partisse suo padre per salutarlo, per raccomandargli ancora di non esporsi in nessun modo, a nessun pericolo. Avrebbe voluto accompagnarlo, ma pensava che in un serra serra sarebbe stata un impaccio e non altro.