Liana lo lasciò andare anche questa volta. Si sentiva così stanca oramai, così spossata dalla continua attesa! Durante le assenze di suo padre, o lunghe o brevi, non usciva quasi più. Tutto il giorno ella stava seduta nella finestra dello studio di Luigi, senza leggere, senza lavorare, con gli occhi fissi sulla stradetta per cui, secondo la sua immaginazione, egli doveva tornare. Durava così delle ore ad essere come fuori del mondo.

Partito al mattino, Oliveri prima di sera era già di ritorno.

— Caspita! — diss’egli, dopo aver abbracciato strettamente la figlia. — Non c’è stato modo d’andar avanti; nei paesi per i quali passavo, tutti mi consigliavano a non tentar l’impossibile. Par che in seguito all’ultimo editto la gente di campagna si sia armata per il Re; fatto sta che le strade sono impedite e che ci si arrischia la pelle... Del resto notizie da Asti ne avremo ugualmente. Sai che ho scritto all’amico Fraschini; o prima o poi arriverà la risposta.

Oliveri non si mosse più da Murello; cominciò un’altra vita. Si alzava assai tardi, passava il resto della mattina leggendo o scrivendo, e dopo pranzo andava a casa di Arignani, ove convenivano le notabilità e le autorità del paese. Dimostrava a Liana una tenerezza quasi materna, ma non le parlava più di suo marito.

Si apriva invece col parroco e col notaio, esponendo loro placidamente, con lo stesso tono di voce, tanto le supposizioni più rosee, quanto le più nere.

— Chi sa dove diavolo hanno spedito il buon Ughes quelli della sua setta? Non mi meraviglierei niente affatto di ricevere un bel giorno notizie da Parigi, di saperlo diventato qualche cosa di grosso laggiù: che dell’ingegno ne ha da rivendere mio genero, e senno, e tenacia, e coraggio... Del resto potrebbe anche essere scappato per sottrarsi a qualche funesto giuramento, a qualche impegno delittuoso e terribile. Così si spiegherebbe il segreto assoluto, il silenzio prolungato... Un’altra ipotesi: non potrebbero averlo, per così dire, rapito e rinchiuso per punirlo d’aver abbandonato il partito? Non potrebbero averlo assassinato? Nei tempi in cui siamo tutto è diventato possibile!

Quando si sparse la voce che in parecchi luoghi, come a Carignano, a Chieri, a Cuorgnè, un certo numero di repubblicani erano stati fucilati a furor di popolo, l’avvocato osservò che suo genero poteva aver finito così, e che in questo caso non si sarebbe saputo mai più nulla di lui.

— Santo Dio! — diceva egli — le combinazioni sono tante, tante le possibilità, che a volerle scoprir tutte c’è di che ammattire... E il Governo è stato abile, bisogna dirlo. Col bando del 24, il Re concede perdono ai colpevoli dei tumulti accaduti fino a quel giorno per il caro delle granaglie ed esorta i municipi a provveder d’armi le persone dabbene e i possidenti contro i sediziosi... Ecco trovato il modo di separare i campagnuoli dai repubblicani. Questo non è che il tuono; due giorni dopo scoppia anche il fulmine. Data facoltà a chiunque di accoppare quelli che saccheggiano le case o commettono violenze; gli arrestati in flagrante, puniti di morte... E poi Giunte locali, giudizi sommari, esecuzioni immediate, insomma la legge marziale con tutte le sue conseguenze. Il provvedimento è energico; purchè non si ecceda.

La prima domenica di agosto, mentre i murellesi uscivano da messa grande, sentirono che in piazza si batteva il tamburo. In pochi minuti uomini, donne, vecchi, fanciulli furono tutti adunati davanti all’albo pretorio. Chetato il bisbiglio confuso, l’inserviente Antonio Boscario, con a lato Giambattista Spertino e Domenico Godano, quali testimoni, ad alta ed intelligibile voce di grida, proclamò il seguente:

«Premendo alla pubblica tranquillità per soddisfazione dei buoni e terrore dei reprobi che si esterminino i nemici dello Stato e del buon ordine, la Regia Giunta stabilita nella presente città, valendosi delle facoltà da S. M. accordatale nel suo Editto delli 26 ora scorso luglio, dichiarando esposti alla pubblica vendetta Carlo Gallo del vivente medico Carlo e Gio. Battista Comino di Revello, sedicenti Generale, e Luogotenente Generale, comandanti la Repubblica piemontese nella Valle del Po, promette ed accorda impunità e premio di lire millecinquecento Regie di Piemonte a chi non essendo degli autori e promotori principali, ancorachè complice nel tumulto ed attruppamento sedizioso occorso nei passati giorni in detto luogo di Revello, darà vivo nelle forze della Giustizia, li detti Gallo e Comino, ed altri simili; ed a chi uccidesse alcuno di essi, siccome resta lecito ad ognuno di fare, il premio di lire mille oltre l’impunità.