«A chi poi non essendo complice in tale orrido eccesso arrestasse, o consegnasse vivo nelle forze alcuno d’essi Gallo o Comino, o loro correi, se gli accordi facoltà di poter liberare altro reo di altri delitti, ancorachè meritevole di morte, od altro complice di tale attruppamento e tumulto, purchè non sia degli autori o promotori principali suddetti del medesimo, ancorachè fosse di quelli che in qualche occasione si fossero in pubblico mostrati sedicenti sediziosi, e se gli accorda in oltre il premio di lire tre mille. «Se poi non gli riuscisse di consegnarli vivi nelle forze, ma soltanto di ucciderli, resta loro accordato il premio di lire tre mille.

«Si persuade la R. Giunta che pentiti li Rei ed animati da giusto zelo li buoni, vorranno profittare di questa opportunità per rientrare nella classe degli amanti del buon ordine, e gli altri maggiormente animati dal desiderio di ristabilire la pubblica tranquillità s’impiegheranno tutti, giusta le loro forze, ad estirpare cotesti infesti sediziosi.

«Saluzzo, il 5 agosto 1897.

«Per detta R. Giunta

«Isasca, segretaro».

La folla cominciò a sciogliersi; i più tiravano via verso casa, come se ciò che avevano udito fosse una cosa lontana, d’altri tempi o d’altri paesi. La piazzetta rimase seminata di capannelli e di crocchi nei quali correvano blandi commenti.

— Le cifre sono tonde — osservava un contadino, — non c’è che dire.

— Già, già, rispondeva un altro — ma, ehi! pensa che si arrischia anche la pelle. Credi tu che quel signor Gallo, o quel signor Cornino si lascierebbero arrestare senza far resistenza?

— Non credo niente io; parlo dei quattrini.

— Ecco — diceva un giovinotto — dato il caso, bisognerebbe mettersi d’accordo, fare come una squadra, e poi...