E quei di Malavasio:

— A lor! a lor! Corri accorri! Piglia, piglia!

E tutti trassero a ferire molto vigorosamente, e cominciò la mislea. Ed erano sì grandi le strida, lo scontrare degli scudi, il romore dei ferri, che se fosse tonato non si sarebbe udito; tanta era la polvere, che faceva nell’aria come una nebbia, sì che appena l’uno con l’altro si potevano vedere.

Accorgendosi Pagano che il cavaliere era dei migliori combattenti del mondo, disse con fervente cuore:

— Gesù crocifisso aiutami! — Ciò detto, si ristrinse in sè, poi di tutta sua forza e possa colpì l’avversario sopra l’elmo, sì che glielo partì; e, passato il cappuccio, gli fece schizzare il sangue per il naso e per la bocca, e percuotere il mento sull’arcione. Della quale gran piaga nella testa il cavaliere di subito morì.

Allora il signore di Malavasio rivoltò il destriero e corse addosso ai pedoni a guisa di fiero leone selvaggio fra bestie basse e minute. Gridava come ruggendo: — Rendetevi prigioni! Arrendetevi per morti! — E feriva e feriva: e quanti ne scontrava, tutti li veniva abbattendo.

Quelli prima si volsero alla loro difesa: poi gli diedero il passo: poi cominciarono quanto potevano a fuggire.

Quando la straniera vide il compagno disteso sul cammino, non si gettò a terra ad abbracciare quel corpo, facendo pianto e lamento e immaginandosi di morire quivi con lui: ma stette quasi avesse il cuore di diamante: e solo abbassò la testa e la tenne chinata come se pensasse una grande sottil cosa.

Avendo Pagano in poco d’ora sbaragliata o morta quella gente di fuori via, si pose a bocca un corno e lo suonò a ciò che la sua compagnia venisse tutta a lui.

E allora gli uomini cominciarono a legare quelli che gettate giù l’armi s’erano arresi; ripigliarono e rimenarono il cavallo dello straniero e i muli da bagaglio che se n’andavano fuggendo. Il sire vincitore fece sua la spada del vinto, la quale era tanto bella e tanto buona: bella, perchè fornita ad argento nobilmente con alcune pietre di ricca valuta; buona, perchè ben trinciante e di finissima tempera. Comandò ai villani, accorsi da quei luoghi intorno, di seppellire a grande onore quelli dell’una parte e dell’altra ch’erano stati tratti a fine. Appresso venne alla dama e le parlò molto umanamente: