— Dama, non sono ora in tempo di vantarmi, ma la battaglia è stata leale e di grande pregio. Molto mi sono sforzato d’averne l’onore, e Iddio mi ha donato tanta grazia che voi siete rimasta nelle mie mani, conquistata per virtù e forza d’arme. Io vi dico che le cose che si fanno in avventura d’arme non si debbono tenere a onta nè a disonore. Voi avete perduto un cavaliere, e n’avete guadagnato un altro. Sappiate che io sarò sempre apparecchiato al vostro comando, pronto ad ogni cenno, e di me potrete fare la vostra volontà. Ora io vi consiglierei che al presente voi ve ne veniste con me... Dama, mai non fui desideroso di tanta cosa, quanto di questa...

Ella stava come donna uscita di sè, cioè fuori d’ogni pensiero e d’ogni intendimento. E quando Pagano si mosse e andò innanzi secondo signore, mutamente si accompagnò con lui.

Gli uomini, chi sano e allegro per la vittoria avuta, chi doglioso delle percosse ricevute e per l’affanno durato, presero in mezzo i prigionieri: e tutti insieme affrettarono lor ritornata.


Tornati che furono dentro la rocca, il signore dismontò, aiutò la straniera a dismontare, e la fece condurre e riserrare nella camera della torre, comandando che fosse bene servita di ciò che le faceva mestieri, e ben onorata. Appresso mandò i cavalli e i muli alla stalla; e, poichè s’era fatta preda, si accinse a dividerla secondo il modo, l’usanza e l’ordine di Malavasio.

In quel punto, Grisagonnella, guardatore della rocca, ch’era ragionevole e risparmiante, venne verso di lui e disse:

— Monsire, di quello che oggi vi è intervenuto, io sono gioioso, imperò che voi potete dire d’aver avuto buona ventura. Ma perchè salvare la vita ai vinti? Or che faremo noi di coteste bocche inutili?

Pagano rispose:

— Vassal, vassallo, non darti impaccio di cosa che non ti tocca.

E s’accostò ai prigionieri.