Uno di costoro, che aveva lo cuore ardito e la fronte giuliva, si fece avanti, e disse in suo linguaggio come si chiamasse Barthoumiou, e fosse di Marsiglia, tenuto un finissimo cantatore e sonatore, e facesse di belle canzoni e il suono e il motto; e cominciò una canzonetta quanto seppe il meglio:
«Aissi co’l sers que cant a fait lone cors
Torna murir als crit del chussadors».
Ma Pagano, che per aver fatto tanto d’arme in quel giorno era scaldato d’allegrezza e uscito fuori d’ogni misericordia, li fece spogliar tutti nudi, salvo che di mutande; e alzata la spada del cavaliere ucciso, la quale teneva tuttavia in mano, voltò le punta dove mancavano sette pali della palificata, precipitati per corrosion del terreno. E tantosto Mascher e Durcogno presero Barthoumiou e lo menarono in quella parte.
Il cantatore, come si vide in proda della grande ripa, stette con peritosa faccia e temenza grandissima; poi cominciò a divincolarsi ed a scontorcersi, a dare tratte per rompere i suoi legami, facendo gran lamento di sua vita. Durcogno diceva a Mascher:
— Buttalo di sotto, buttalo di sotto.
E Mascher rispondeva:
— Anzi buttalo tu.
E Pagano, fiero e crudele, dette a Barthoumiou un pesante colpo della spada in piattone sopra la testa, che lo stordì e lo mandò in profondo.
I buoni uomini tirarono avanti un altro, così trangosciato e fuori di sè, che in niuna maniera poteva parlare. E Pagano lo piattonò e precipitò.