Il terzo, ch’era ginocchioni a gran divozione, si levò in piedi, alzò gli occhi al cielo e si lasciò cadere.

Allora tutti gli altri prigionieri, riconosciuta la diritta via di ritornare a Colui che li aveva fatti venire in questo mondo, s’inabissarono insieme e uscirono di tanta langura.

Appresso Pagano entrò nella torre, si disarmò di tutte sue arme, salvo che di spada; ed essendo i suoi raunati, disse:

— Le tavole sono messe, se a voi diletta, possiamo mangiare.

Gli uomini risposero ch’erano apparecchiati.

Portata e data l’acqua alle mani, si posero a sedere: dominus Pagano in capo di tavola, e ciascuno per sè in suo luogo ordinato.

Leggesi di monsignor lo re Filippo I di Francia ch’era rottamente goloso des hures de sanglier farcies de grives: il visconte di Auriate voleva le teste di cinghiale piuttosto ripiene di storni amaretti e gustosi. Quando la vivanda prediletta venne, egli che nel pensiero impedito si mostrava svogliato, prese a mangiare fortemente, e a bere di molto possente e buono vino senza nulla acqua. A poco alla volta la potenza del vino gli montò nella testa, e cominciò a favellare assai assai:

— Sappiate che io ero fermo di non prendere mai donna, perchè ho sempre tenuta vita cavalleresca e continuamente mi sono dilettato in cani ed in cavalli, e d’essere molto molto libero di mia persona. Ma già da qualche tempo io veggo che d’ogni vera allegrezza questa mia vita è priva. E voglio mutare. Per la qual cosa intendo che mia moglie sia la dama vedova, la quale è ora in nostra balìa. Costei è colei che fa per me. Io non so di che paese si sia, nè di quale gente: ma mi pare di gran parentado. E anche mi pare che mai non formò natura tanto bella femmina quanto è questa. Per la mia fè ch’io la lascerò pensare ai casi suoi tutta questa semmana, e appresso le dirò: — Berta, Adila, Immilla. Ageltruda o come diavol ti chiami, mi vuoi tu per marito? — A cui ella risponderà saviamente: — Signor mio, sì. — E adunque vi saranno le nozze grandissime e belle; e al tempo debito ella metterà alla luce un figliuolo maschio, che sarà il mio erede, il vostro natural signore dopo di me: e di bellezza, di prodezza, di cortesia passerà tutti i signori del mondo... Ma innanzi il dì della sua nascita, noi ci partiremo di qui, e passeremo foreste e monti, terre ed acque, e ci ritroveremo nel paese di mia dama. E secondo che m’è venuto in visione, io riceverò la signoria di quel paese; che appresso manterrò in pace e con amore e giustizia. E voi che farete? Giurate voi di ubbidire sempre ai miei comandamenti? Se mia mogliera fosse lignaggio di re, come ventura può portare, e m’ìncoronasse della metà o di tutto un reame, starete voi a ubbidienza di mia corona?

E Olivenco rispose:

— Monsire, voi siete padre, signore e governatore di me e di tutta vostra gente: imperò fate e comandate tutto quello che a voi piace. Con voi e per voi trarremo a fine la più alta impresa che mai fosse in questa contrada.