Giannucolo. Sabato, su la mezzanotte, vincendo ogni pauroso pensiero, sono salito fino al gran castagno di Ripalta. Il lume della luna rischiarava torno torno il terreno, riarso dalle ridde, dai bagordi, dagli accoppiamenti infernali...

Monaco (ansioso) E che cosa hai veduto? Di’ liberamente... Sotto sigillo di confessione. Che ti è accaduto?

Giannucolo (ristringendosi nelle spalle). Nulla.

Monaco. Il tuo Creatore ti ha aiutato, ti ha risparmiato la vista della mala cosa.

Giannucolo. Ma io ero pronto a tutto...

Monaco. Chetati, sciagurato! Tu sei ammalato nell’anima, cioè posseduto nell’anima da uno spirito malefico. Or bene a tre capi si riduce ogni sorta di maleficio: a maleficio ostile, sonnifero e amatorio. (Piantandogli in faccia due occhi scrutatori). Il più terribile è il maleficio amatorio, per cui il demonio eccita verso alcuno una passione, un travaglio amoroso così violento che è veramente un furore.

Giannucolo. Non è un furore, padre mio, è piuttosto un languore.

Monaco. Languor possente d’amore che rende languente la vita.

Giannucolo. Non so che mi fare nè che dire...

Monaco. Guardiamo come si rimedia. Ma il rimedio non s’ha dalle mie ampolle.