Oretta (fra’ denti). Dio faccia che lo ritrovi!

Ginevra. Lo ritroveremo. Non può andar perduto. Non ha gli scudetti ai piedi, e i sonagli d’argento smaltati con l’arme del signore?

Costanza. Zitta! che mi par di sentirli i sonagli. (Sta in orecchi).

Oretta. Non è suon di sonagli.

Costanza. È suono argentino, madonna, è suono argentino! Torniamo addietro, che siamo venute troppo oltre. Chi sa! forse si è ravveduto, il cattivo; e, mentre noi cerchiamo di lui, egli cerca di noi.

(Ginevra e Costanza tornano dalla parte per la quale sono venute. — Oretta continua a guardare in su, aguzzando la vista e facendosi schermo della mano. — Giannucolo rientra dalla sinistra, la vede e rimane come estatico).

Oretta (voltandosi a lui). Vieni dal bosco? Hai tu visto il mio falco, posato in vetta a qualche albero? È uno smeriglio piccino e leggero... Di’ tosto, di’ tosto. Perchè mi guati come un tralunato?

Giannucolo (si scuote, accenna di no).

Oretta (si rivolge indietro per partire).

Giannucolo (sopraffatto da un sentimento irresistibile). Madonna!