Giannucolo (seguendola a mani giunte). Deh, io ve ne prego, servitevi di me. Ogni cosa che a grado vi sia, io m’ingegnerò di fare. Sarò sempre vostro fedele, ubbidiente ai vostri comandamenti, per la vita e per la morte...

Oretta. E che vuoi ch’io faccia di te?

Giannucolo (guardandola con un’aria di aspettazione supplichevole). Fatemi quel bene che potete.

Oretta (con derisione). Vuoi che ti elegga mio maggiordomo o mio gran siniscalco?

Giannucolo (ferito). Madonna!

Oretta. Per alcun caso, avresti tu già servito alla tavola d’un signore, o governato cavalli, o custodito cani, o addestrato e conciato uccelli di rapina?

Giannucolo (scuote la testa).

Oretta. Adunque non puoi fare il servitore, nè il palafreniere, nè il canattiere, nè lo strozziere. (Dopo una breve pausa) Quando sono i freddi grandissimi e ogni cosa è piena di ghiaccio e di neve, nel castello occorrono canti, suoni, spettacoli per alleviare la noia... Sai tu per avventura motteggiare, dialogare, novellare in latino o in volgare? Sei tu costumato e ben parlante?

Giannucolo. Madonna, io son uom materiale.

Oretta (crudamente). Hai tu appreso a sonare di viola, a trovare e cantare imprese d’armi e d’amori?... Potresti tu giocar coi coltelli, ingoiare le spade, spiccar salti oltremaravigliosi?