Giannucolo. Io temo forte che non vi sia noia s’io dico altro.
Oretta. Di’ tosto, ch’io ho vaghezza di nuove cose.
Giannucolo. Appena è notte, comincio per la campagna a vagare, fissando il cielo, e dicendo a tutta voce: — Madama stella, madama stella, usa in me la tua crudeltà e fammi morire. Ma sappi che se appresso la morte s’ama, non mi rimarrò d’amarti.
Oretta. Ma ella niente di queste cose, nè di te si cura?
Giannucolo. Pare a me che da quella una soavità si muova, e discenda; la quale mi riempie d’un piacere mai da me non provato.
Oretta. Ma la tua infima condizione umana non ti lascia pigliare niuna speranza di lieto fine.
Giannucolo. La fortuna assai sovente gli oscuri ad alto leva, a basso lasciando i chiarissimi.
Oretta. E in che speri? Forse in qualche occulta operazion negromantica?
Giannucolo. Sommamente desideravo di vederla più da vicino; e l’ho veduta!
Oretta (dando in uno scoppio di risa). Che è ciò che tu di’? Come hai tu fatto?