Monaco. Non potete sopportare?... E perchè? Guai a chi non può sopportare! Egli dovrà soffrir poi. Chi sopporta è sulla via della pace, della pace cristiana, della pace vittoriosa. Già da tempo si combatteva con odio contro l’odio, con offese contro le offese, con male contro il male. Ma il Salvatore, venendo in terra, ha portato una nuova maniera di guerreggiare, che è vincer l’odio con l’affetto, l’offesa col perdono, il male col bene. (Con un tono come di placida ispirazione). Udite, a questo proposito, un avvenimento di maraviglia. Berta, moglie di Bertranno da Montemale, con pompa d’arnesi, di cavalli e di famigli, andava in pellegrinaggio alla badia di San Michele della Chiusa. Avvenne che Bruno da Oulx, il quale con una grossa brigata di masnadieri tormentava quel paese, sentì la sua venuta, si mise in agguato, uccise i famigli, tolse i cavalli e gli arnesi; e, sia per capriccio, sia per raffinamento di crudeltà, lasciò in abbandono la gentile donna, spogliata e scalza e senza alcuna cosa in capo. Ella, tutta piena di lagrime e d’amaritudine, diè volta addietro; e non senza gran fatica, sì come colei che d’andare a piè non era usa, tornò al Castello di Montemale. Bertranno, udendo ciò che le era intervenuto, giurò solennemente di non tagliarsi più nè unghie, nè capelli prima che gli fosse riuscito di vendicarsi...
Bernabò. In fè di Dio, cotesta fu buona ira!
Monaco. E più mesi egli perseverò in quello stato, divenendo come un bestion da bosco; finchè, dato compimento all’apparecchio di guerra, montò a cavallo, e cavalcò con sua compagnia verso il luogo destinato per la vendetta. Provocati i masnadieri alla battaglia, li sconfisse e dissipò; Bruno prese e trascinò a corda a Montemale, disposto di farlo vituperosamente morire. I terrazzani concorsero a vedere il prigioniero: e chi voleva fosse arso a lentissimo fuoco: chi sotterrato vivo a capo all’ingiù; chi legato a un palo in alcun alto luogo del castello, nè quindi mai levato, infino a tanto che, disfatto dal sole e dall’intemperie, per sè medesimo non cadesse.
Bernabò. Alla croce di Dio! che questa fu bella pensata. E che fece Bertranno?
Monaco. Quello che io sono per raccontarvi. Le porte erano serrate e i ponti alzati, e ciò non ostante eccoti comparire un molto venerabile uomo, il quale tutto rivolto a Bertranno e a Berta, cominciò a ragionare. E la materia del suo ragionamento fu la necessità di perdonare le ingiurie, benchè gravissime. Diceva: «Dio non pretende che voi non sentiate l’affronto, pretende che non trascorriate alla vendetta come una fiera. E veramente l’ira è una fiera che traversa l’animo anche del savio, ma non vi scava però la sua tana. La sua tana scava nell’animo dello stolto. Ira in sinu stulti requiescit. Essa col tempo passa: tardate a sfogarla, senza però permettere che traligni in odio. Ricordatevi che tutti, o più presto o più tardi, abbiamo a morire. Non mettiamoci a rischio di morire da bestie arrabbiate. Alzate gli occhi lassù a quel bel soggiorno di pace, alla nostra patria celeste. Siamo in cammino per giungervi, non ci adiriamo per la via. Ne irascamini in via...
(Si sente, a una certa distanza, un forte grido incomposto di trionfo. Tutti si voltano a guardare da quella parte).
Gabriotto. L’hanno pigliato!
Masetto. L’hanno pigliato a furore!
Gabriotto. Era nel canneto.
Pinuccia. No, che il canneto è a mancina.