Sab. (entra tenendo in mano un piccolo ritratto, che porge a Vittorio). Ecco: questo è uno dei primi doni che ho ricevuto da Carlo. — È per lei, lo tenga.

Ort. È una miniatura, fatta proprio benino.

Vitt. Grazie! Ma io non vorrei privarla...

Ort. Io ne ho un’altra copia, che darò, com’è giusto, a mia figlia. Per tutte e due poi, c’è un bel ritratto al naturale di là nel salone (a Vittorio che contempla la miniatura). Com’è lui!

Vitt. Sì, sì, è lui (quasi tra sè). È lui, ancora tranquillo, ancora felice...

Ort. (a Sabina). Il conte ci lascia, sai: parte domani.

Sab. (con accento di meraviglia dolorosa). Oh! (a Vittorio). Lei parte? Ma perchè?

Vitt. L’andare o lo stare non dipende sempre dalla mia volontà.

Sab. Mi concederà ancora qualche momento? Almeno questo.

Ort. Almeno questo, sì! La prego anch’io. Non è possibile che non abbia più niente da dire a mia figlia. Li lascio en tête-à-tête (porge la mano a Vittorio e via a destra).