Vitt. (dopo una breve pausa, con gran forza). E quello che deve aver provato quando sentì che stava per lasciarla per sempre! Ero là. Soffriva, e non pensava che a lei. Non vedrò cosa più orrenda in mia vita! Un’anima disperata in un corpo straziato (con grandissima forza). Come potevo negargli il conforto che implorava a mani giunte? Non era possibile lasciarlo partire così!

Sab. (si lascia andar seduta: ha le palme strette ai due lati del volto, gli occhi spalancati, come se vedesse realmente ogni cosa).

Vitt. (accostandosi ancora, ripetendo con voce soffocata le parole di Carlo). Dirai a Sabina che ti parlavo tanto, tanto di lei; sempre di lei. Che son morto col suo nome sulle labbra... (cambiando tono). Spirò tra le mie braccia: fu così! (Dopo una pausa, intenerito). Povero amico! Poveri morti! Voi non mutate: l’amore che ci avete portato è un fatto sempre vero e reale. Perchè dobbiamo mutar noi? Perchè piangervi oggi, e fra mesi, fra un anno, ridere, scherzare, dimenticar tutto...

Sab. (sopraffatta nasconde il volto tra le mani).

SCENA DODICESIMA. Sabina, Vittorio, Gaudenzio, Amedeo.

Gaud. (introduce Amedeo e si ritira).

Amedeo (entra, fa due passi, poi vede, si ferma attonito).

Vitt. (correndo a lui, con voce bassa, concitato). La contessa non può riceverti. Non è il momento. Va via!

Amedeo (sbigottito). Cos’è successo?

Vitt. (spingendolo verso la porta). Taci! Saprai poi. Vattene.