— Biagino, mi date una mano a ravvivare il fuoco?

— Volentieri! — esclamò il giovine. E appoggiato l’archibugio in un canto, andò a tentoni verso il focolare dove traluceva un po’ di brace.

— Dopo metteremo il paiuolo — prosegui la fanciulla, — e faremo la polenta. Cacio, ricotta e buon cuore non ne manca. Appena mio padre sarà di ritorno, e non può tardare, manderò a chiamare i vostri e ceneremo tutti insieme in santa pace. Voi racconterete quello che vi è accaduto...

— Volentieri.

Tacquero e stettero immobili nelle tenebre, incerti l’un dell’altro, e come sgomentati dal martellare che facevano i loro cuori. A un tratto Biagino riudì la voce di Clara, armoniosa, soave ma un po’ risentita:

— Ma ooh! non avete niente da dirmi? Nemmeno stasera? Nemmeno così... da solo a sola?

A queste parole, Biagino fu preso da tal commozione che non seppe se non balbettare:

— Che volete che vi dica? che volete che vi dica?

— Quel che avete nel cuore.

— Allora vi dirò che sono contento di trovarmi qui con voi... Una contentezza così, dopo quello che ho sofferto in questi due anni, non me la poteva mandare che Dio. Due anni in cui non ho veduto altro, non ho sentito altro, non ho pensato a nessun’altra cosa fuori che a voi, Clara. Vi avevo sempre davanti agli occhi di giorno: vi sognavo di notte, tutte le notti... E anche in questo momento mi par di sognare. Se sapeste che momento è questo per me!... Vi amo proprio infino alla tomba... Siete tutta la mia speranza al mondo...