— Basta!... Meno male che avevo indovinato! Ma vedendovi indugiar tanto, cominciavo a dubitare. In certi casi, vedete, l’indugio porta danno. Mancano modi? Belle cose! Insomma è stata una gran tribolazione. E poi, e poi, sentiamo un po’, come vi è saltato il grillo d’andar a cercare l’abbraccio di un orso, quando...
Non finì la frase, gli gettò le braccia al collo, lo strinse con tutta la sua forza; poi si scostò di nuovo, impetuosamente, e soggiunse così da lontano:
— Mio padre lo sa che ci vogliamo un ben dell’anima! Dunque...
DUE SPAVENTI (Novella).
Verso la fine d’aprile dell’anno 1836, il mio amico e fratello d’armi Paolo Gagliardi mi scrisse di venire a tenergli un po’ di compagnia alla Vernea, presso Lombriasco, dove viveva ritiratamente, vigilando le faccende campestri di tre o quattro contadini.
Non essendo occupato, potevo partir subito; se non che era una stagionaccia incostante, bisbetica, ora primaverile, ora autunnale; in cui si passava dal vento piovoso al nevischio, da questo alla gragnuola.
La mattina di lunedì, 2 maggio, fui preso d’impazienza, e benchè il tempo fosse chiuso, la gola del Moncenisio, e le falde delle Alpi biancheggianti di neve, feci attaccare, montai nel mio legnetto e uscii di città.
Nel viaggio fino a Carignano, non mi accadde nulla di particolare. A Carignano mi fermai più del solito per dar riposo al cavallo, chè le strade erano guaste e faticose. E ripartii.
Il tempo si era andato sempre più rabbuiando; balenava e brontolava. Vennero pochi goccioloni, e subito dietro una pioggia che in un momento diventò diluvio. Il mantice del legnetto e la mia coperta da campo mi riparavano molto bene, il cavallo trottava come niente fosse, eppure andavo avanti mal volentieri. Il rimbombo del tuono mi urta i nervi, promuove in me inquietudine, irritazione, direi quasi una avversione d’istinto. Invece il rimbombo delle artiglierie, in guerra, ha sempre raddoppiato il mio spirito marziale e infusa la volontà di assalire braveggiando il nemico; in pace, quando è segno di salute e di gioia, mi fa provare un misto di desiderio e di malinconia, un senso di nostalgia bellicoso. Andavo avanti contro voglia; e come i lampi a zig-zag, sinuosi, ramificati, diffusi, ora bianchissimi, ora rosseggianti, si riflettevano nella strada già allagata e mi accecavano; come lo strepito orrendo echeggiava nelle nuvole basse e mi assordava: maledicevo il momento in cui mi ero messo in cammino, e mormoravo tra i denti, a mo’ di giaculatoria, la famosa frase del maréchal Ney: «Je voudrais bien savoir quel est le Jean-f... qui dit n’avoir jamais eu peur!».
Di repente una scintilla immane, un globo di fuoco, scoccò da nube a nube, turbinò veementissimo a mezz’aria, esplose dentro un albero che s’alzava con maestosa chioma a destra della strada, e lo guastò da cima a fondo.