— Sì, signore. Questa è una giornata molto malinconica, è l’anniversario di madamigella Rosa. Il babbo e la mamma fanno dire una messa in suffragio dell’anima. Una volta venivano anche gli zii, i cugini e qualche altro parente, ma ora, dopo cinque anni... M’immagino che ieri sera i miei padroni l’avranno informato della loro disgrazia?
Accennai di no.
— Eh già! — esclamò Giacomo. — O non smettono più di parlarne, o li sgomenta solamente il pensiero di doverla ridire.
Mi alzò gli occhi in viso, stette alquanto senza parlare e non potendo indovinare la farragine d’idee che mi passava per la mente, mi domandò di nuovo se non volevo prender niente.
— Creda che un bicchieretto di alchermes è una medicina di effetto sicuro. Lei forse preferisce il maraschino?
Crollai il capo e poi risposi:
— Su via, ditemi come andò la cosa.
— Come andò la cosa? Sì, signore, le racconterò tutto dal principio alla fine. Oh! deve dunque sapere che madamigella Rosa era l’unica figlia dei signori Gindri; nata assai tempo dopo il loro matrimonio. I genitori, ai quali non pareva vero d’aver avuto una figlia quando ormai non speravano più prole, la compiacevano in ogni cosa, e si guardavano fino dal contrariarla, temendo che il pianto le facesse male. Un’altra si sarebbe creduta nata per dominar tutti, per comandare a bacchetta. Lei no, lei sapeva che la superbia è il primo dei peccati mortali, e trattava bene tanto la servitù che i contadini. Cresceva ch’era una bellezza... E se ne teneva. Da bambina non avrebbe fatto altro che stare allo specchio, e di nulla si offendeva, tanto come di essere chiamata brutta. Era una meraviglia di speranza, e diventò un modello delle fanciulle da marito. Appena cominciò a farsi vedere nel bel mondo, cioè nelle conversazioni, nei concerti, nei balli di famiglia, piacque moltissimo. Tutti ammiravano le cose che diceva e faceva: e il padre e la madre toccavano il cielo col dito. Per farla corta, l’ultimo giorno di carnevale madama Cordara, sorella della mia padrona, invitò parenti e amici a passare la serata in casa sua. Per sentita dire, madamigella Rosa ballò assai, e finita la festa era molto accaldata. La mamma insisteva perchè si riposasse; ma lei si mise il suo par-dessus di pelliccia, e niente paura. Io stavo di piantone nell’anticamera, ma il cocchiere, quel birbante di Gaudenzio, non era al suo posto. Cerca di qua, cerca di là, gira e rigira: nessuno sapeva dove si fosse cacciato. E la padrona e la padroncina aspettavano nell’atrio, dove circolava una corrente d’aria che pareva venir da un ghiacciaio! Pochi giorni dopo madamigella Rosa era in letto con mal di capo, grande spossatezza e molto affanno. Io dicevo fra me e me: — Gesù e Maria aiutatela! Fate che non si sia pigliato un male di pericolo! — Ma il dottor Rodella, che la visitava, si conservava tranquillo, si dava le sue solite fregatine di mani: — Santa pazienza! la malattia vuol fare il suo corso... La malattia rimane stazionaria, vedremo domani... La malattia è superata, la signorina entra in convalescenza. — Già; ella uscì dal letto, ma... Basta, sentirà. Passò l’inverno e il medico, sperando che l’aria della campagna l’avrebbe finita di guarire, ordinò che fosse portata qui, nella villa dov’era nata. Si fecero queste poche miglia in una carrozza che pareva un letto, e tutto andò bene. Tutto andò di bene in meglio per qualche tempo: pareva che madamigella Rosa si fosse non solo riavuta dal piccolo strapazzo del viaggio, ma cominciasse davvero a ricuperare le forze. Ecco che una mattina, tornando da Carignano, dove ero andato a far le provviste, trovo le persone di servizio tutte sotto sopra; Orsola, la cameriera, che piangeva come una vite tagliata. Domando subito: — Cosa c’è? Cosa c’è? — Orsola risponde: — La signorina se ne va. — Io non capisco e dico: — Se ne va dove? — In paradiso, bestia! — Oh, poveri noi!
Qui Giacomo si fermò, non potendo andare innanzi per la commozione che una tal memoria svegliava nel suo cuore. Dopo un momento si ricompose e continuò:
— Già, la mia padroncina moriva, e non voleva morire. Si distaccava dai suoi, dai beni di questa terra con tanto dolore, rammentava e rimpiangeva i bei giorni della sua gioventù così corta, diceva cose che ferivano il cuore. Il babbo e la mamma si sarebbero fatti crocifiggere per tenerla viva. Noi... Oh, misericordia! Basta; madama Cordara, ch’era accorsa subito, ebbe un’ispirazione dal cielo. Cominciò a pigliarla larga, a passare da una cosa all’altra, finchè fece cadere il discorso sull’abbigliamento alla moda; e allora le domandò con naturalezza, per qualunque caso possibile, come voleva essere vestita. Madamigella Rosa, ch’era stata attentissima, non rispose subito: volle riflettere un poco, e poi disse: