— Che però è una ragazza piacente. Ha i capelli neri, gli occhi chiari, il personale svelto, un bel portamento...
— Ma quell’altro è a Genova!
— Ciò non significa niente.
— Bravo! Si vede che non ci siete mai stato.
— Sono stato ad Alessandria.
— Ma che Alessandria! È Genova che bisogna vedere.
— Il mare, eh?
— Ma che mare! Le donne, le donne, le donne. A Genova le donne sono tutte belle; gli uomini tutti brutti. Perciò è il paradiso dei forestieri. Io lo posso dire, che vi ho passato un carnevale. Un carnevale che non dimenticherò mai!
Intanto la voce si spargeva per il villaggio e per il contorno in cento maniere. Dopo il maire e l’aggiunto, si presentarono alla casetta tre consiglieri del municipio; poi amici, parenti, conoscenti, curiosi. In tutto il resto di quella giornata, Marta non ebbe un momento di quiete.
A notte, stufa di rispondere sempre alle stesse domande, mise la lettera famosa sulla tavola, accanto alla lucerna accesa, serrò l’armadio a chiave, spalancò l’uscio di strada, e andò a sedere nell’aia, al buio, vicino alla figliuola sconsolata.