Maddalena finì di sbriciolare il pane, appoggiò il gomito sinistro sul ginocchio, chinò la fronte nella palma, fissò gli occhi a terra.

— Niente! — continuò il giovane dentro di sè. — Il cuore non le dice un bel niente. Chi sa! forse lo fa apposta. Era in casa, mi ha conosciuto al passo, ed è scappata per farmi dispetto.

In quel momento quattro tacchini, che stavano accovolati in disparte, alzarono le teste bernoccolute dalla caruncola carnosa e pendente, abbassarono l’ali, arruffarono le piume, spiegarono in semicerchio le penne della coda, e si avanzarono gonfi e pettoruti verso l’intruso.

Casimiro cavò fuori la sua pezzuola a fiorami rossi, e la mosse in qua e in là per aizzarli sempre più.

— Animo! fate la ruota, fate la ruota, glu glu glu glu, così va bene. E quell’altra continua a far la statua! Non guarda nemmeno con la coda dell’occhio! Ci vuol tanto a voltare un pochino la faccia? Eh, ma lo fa apposta! Crede forse di umiliarsi? Mi umilio bene io, che vengo qui tutti i giorni a divertire la sua vecchia. Cosa vuole di più? Che le porti il latte d’oca? Però, dopo tante occhiatine che dicevano tutto, vedersi ricompensato così, l’è barbara, ecco... Superbia! superbia! E alla fin dei conti è poi una ragazza come tant’altre. Adesso è proprio ridicola. Siamo ridicoli tutti e due. Oh me ne vado!... Non ho più tempo da perdere. Me ne vado, me ne vado, e giuro che non torno mai più!...

Non tornò più... Ma di tanto in tanto capitava alla casetta un ragazzo, che portava i saluti di Casimiro, e insieme un paio di pernici o una lepre o tre o quattro quaglie.

— Guarda com’è gentile! — diceva Marta a Maddalena. — Come pensa a quel che fa! La carne di animale selvatico è un eccellente nutrimento. Quel che ci vuole per noi, che siamo come due convalescenti: io perchè sono in là con gli anni, tu perchè sei ancora un poco innamorata.

— Non lo sono più — rispondeva la fanciulla freddamente.

— Manco male... Però bisognerebbe anche ringraziarlo, questo buon figliuolo.

— S’è reso invisibile.