Così dicendo, la fanciulla uscì dalla stanza, traversò l’aia, entrò nell’orto: ma invece di mettersi all’opera, gettò il sarchiello in mezzo ai fagiuoli e girò l’occhio lungo il rio, che scorreva poco distante, tra due rive ineguali, folte di salici e di pioppi. Intravide subito fra tronco e tronco una figura umana, che veniva lentamente alla volta sua.

— È lui, quell’impostore!... Ha lasciato sul ponte la sua biondona... Ma cosa viene a far qui?

Così pensato, andò a mettersi di fianco a un grosso susino e stette lì mezzo nascosta, con la testa avanti e la persona indietro.

Fatti alcuni passi, Casimiro si pose a sedere sur un greppo all’ombra d’un grand’albero frondoso, come per riposarsi e prendere un po’ di fresco.

Maddalena rimase un momento immobile e pensierosa; poi abbracciò bruscamente il susino e diede due scosse che fecero cadere i frutti a dozzine.

Il giovane si rizzò, balzò nel campo: ma poi si avvicinò lemme lemme, con l’aria di chi non sa cosa fare di sè.

— Siete lì, Maddalena? Oh oh! come maltrattate quel povero susino!

Maddalena si staccò dall’albero, e accennò mollemente che desiderava parlargli.

Casimiro si avanzò fino alla siepe e aspettò.

— Vi devo ringraziare — disse la fanciulla, dopo un poco.