Un giovane bruno, asciutto e nerboruto, con un bonnet de police in testa, un fagotto di panni sotto il braccio, entrò chetamente e cominciò a fulminare in qua e in là cert’occhiate da pazzo furioso.

Gli sguardi dei commensali si volsero a lui: tutti raffigurarono Prospero Tonello e stettero immobili e muti. Anche Maddalena perdette istantaneamente il sentimento e il discorso; gettò un braccio al collo di sua madre e le nascose il viso nel seno. Casimiro non impallidì, posò pianamente il tovagliolo, si rimboccò le maniche, e stette pronto e preparato ad ogni caso.

Prospero s’avanzava piede innanzi piede; col viso infocato, torvo, cagnesco; con tutta la persona atteggiata a minaccia. Gridava con voce strozzata:

— Ah, Maddalena, sacredieu! cosa avete fatto! Ho incontrato per istrada uno che mi ha dato la nuova. Cosa avete fatto! È così che mantenete le vostre promesse? Aspettate aspettate, vi dirò una parolina in un orecchio; ve la dirò alla barba di quel poltrone, di quel traditore, di quel Giuda che vi siede accanto!

A queste parole, Casimiro si rizzò, balzò nell’aia, e buttando il cappello in terra davanti a Tonello disse:

— Passa quel segno, e vedrai se sono un poltrone!

Tonello rispose con un ringhio, lasciò cadere il fagotto, saltò sul cappello a piè pari, frugando in tasca furiosamente.

— Ha il coltello! — susurrò un commensale.

— Il coltello! — risonò all’intorno. — Date un coltello anche a Casimiro: il trinciante, il trinciante!

Gli uomini si levarono in piedi tutti insieme, concitati e frementi. Le donne si misero a piangere, dimenandosi sulle seggiole. Lucia la sorda scappò strillando dietro il pagliaio. Il cagnuzzo, sotto la tavola, guaiva alla disperata.