— Zitti, fermi! — gridò il vecchio Bongiovanni, alzando quelle sue manone e movendole per aria. — Ubbidite a me, che sono stato sergente. Casimiro torna al tuo posto. Sei ammogliato, e non puoi fare spropositi. E tu, Prospero, rintasca quello scannarospi. Cosa vieni a far qui, maledetto guastafeste? Il pranzo andava a vele gonfie. Un pranzo di nozze è una cosa sacramentale: come dire una coena Domini. E poi che razza di facezia! Tutti ti credevano all’altro mondo da un buon poco...
— All’altro mondo? — rispose Prospero, digrignando. — Vi manderò voi altri all’altro mondo!
— E va bene. Hai il fegato di metterti solo contro tutti: sei un buon astigiano. A posto, Casimiro! A chi dico? Zitti, fermi, che qui bisogna metter carte in tavola. Marta, andate a prendermi la lettera, quella certa lettera; ma volate, oh!
Marta andò di corsa, e tornò di lì a un momento col foglio macchiato e gualcito.
Bongiovanni, coi suoi occhialoni a cavalluccio sul naso, lo prese e cominciò a leggere:
— Vengo di ricevere, eccetera... Anch’io mi sento bene. eccetera... Sono stato fucilato, eccetera... Insomma questa lettera è tutta piena di contraddizioni, di controsensi, di bestialità. Ti senti bene e sei stato fucilato? In sogno, forse? Di’ la verità: eri stato alla cantina del quartiere, e avevi preso una cotta, una cotta.
— Un corno! — gridò Prospero, pestando i piedi. — Badate come parlate, mammalucco! Io non sono un notaro, non sono un avvocato. Scrivo come mi detta il cuore. Quel giorno, pigliando la penna, ho detto fra me: adesso facciamo bene i conti. Devo passare per le armi domani, a mezzodì; dopo domani non ci sarò più, e Maddalena riceverà la cara mia che io sarò sotterra da molte ore. Dunque, non potendo prepararla, non potendo indorarle la pillola, zaffe! val meglio farla finita; dare, direi quasi, il colpo di grazia anche a lei. Avete inteso? Diavolo, quando le ragioni sono giuste... — Qui s’interruppe come sorpreso da un pensiero, stette un momento, poi esclamò: — Ehi! ma questa è la prima lettera, e la seconda? Io ne ho scritto due, una dopo l’altra, una diversa dall’altra, due, due, due!
— Noi non abbiamo ricevuto che questa — rispose Marta; — nient’altro che questa.
— Giurate!
La vecchia alzò gli occhi al cielo, con una grande significazione di tutta la cera, e prese tra le dita la crocellina d’oro che portava al collo.