L’uomo di ferro che guardava il vaccaro come avrebbe guardato un sorcio o un ranocchio, spianò gli archi delle ciglia, e fece un sorriso a fior di labbra.

Il giovinetto, incoraggiato da quel sorriso, proseguì fervidamente:

— Felice voi che potete maneggiar queste cose! S’io avessi una lancia o una spada, saprei cacciarmi anch’io senza paura tra altre lance e altre spade. Ma in casa non ci son che strumenti rugginosi. Alle volte mi sento dentro come una forza che mi porta via, che mi spinge a dar di piglio alla falce, alla scure, a un randello e pormi dietro al cavallo del primo uomo d’armi che incontri alla campagna.

Il venturiero domandò col tono di chi è più avvezzo a fare che a dire:

— Dunque ti pare una bella vita la nostra? Ti sentiresti portato a farla anche tu?

— E come! — rispose il giovinetto pieno d’ardore.

— Sei magro, pare che tu mangi le lucertole, ma dalla faccia si può sperar bene. Che sei tu buono a fare?

— So rotare il bastone contro i cani, so frombolar sassi molto grossi...

— Come ti chiami?

— Francesco di Bartolommeo Bussone.