Giorg. Avrai un perchè, spero?
Maur. (Non risponde).
Giorg. E ce lo dirai?
Maur. (Tace ancora).
Ces. (che lo avrà guardato attentamente, con inquietudine vivissima). Un momento, un momento... per carità, ragioniamo. Maurizio, bada a te. Un colpo in faccia non prova nulla contro chi lo riceve, prova la brutalità di chi lo dà. Ma intanto l’onta va tutta al colpito. Il mondo non gli perdona l’offesa subita se non la cancella secondo l’usanza. È un pregiudizio assurdo, feroce, stupido se vuoi, ma per ora è ancora così. (Dopo breve pausa, stringendogli il braccio con forza). Coraggio!
Maur. (scuotendosi con un grido di rivolta). Oh!... E credi tu ch’io ne manchi!
Giorg. Ma dunque, perdio, cos’hai?
Maur. (Ricade nell’attitudine cupa di prima).
Ces. (addoloratissimo). C’è di che impazzire. Cos’è successo?... T’abbiamo lasciato animato, risoluto, furioso, e ti ritroviamo... così. Maurizio, amico... Oh poveri noi! Ma pensa, immagina... quando si sappia... Che cose!... (con rabbia). Ma fuori una parola, rispondi, almeno, rispondi!
Maur. (sommessamente). È inutile tutto.