—Non importa, non importa, purchè io non abbia a tornar più in quella casa, rinunziereì ad un regno….
—Sta bene, figliolo; fa il voler tuo.—Però ascolta, Mansueta è depositaria di documenti che comprovano i tuoi diritti verso il signor De Boni. Tua zia ed io abbiamo creduto conveniente, per motivi di delicatezza e nel tuo stesso interesse, di non farli valere che indirettamente. Adesso egli li ridomanda.
—Oh glieli dia, che quell'uomo feroce cessi una volta di perseguitarmi.
—No, li conserveremo fino a che tu abbia raggiunta la età maggiore. Allora tu sarai in grado di giudicare la nostra condotta e potrai o continuarla o ripararla.
—So bene fin d'ora che lei ha agito sempre per il mio bene. Io non posso che ringraziarla lei e anche la zia… ma da quell'uomo non voglio più accettar nulla, è tempo che io mi guadagni il mio pane. Mi vergogno di aver mangiato quello del signor Angelo….
—Oh quanto a lui, saltò su a dire la Mansueta ch'era presente, quanto a lui, ha fatto il peccato è giusto che faccia la penitenza.
—Mansueta, l'interruppe don Luigi in tono di dolce rimprovero.
—Aminta, soggiunse poi, i tuoi sentimenti sono onesti, e se, quando tu sarai padrone dei tuoi atti, la penserai ancora a quel modo, non sarò io a disapprovarti.
Mentre eravamo in questi discorsi tornò il signor Bazzetta ad annunziare con gravità piena di mistero che il Sindaco era su tutte le furie, che pretendeva la restituzione di quei documenti e faceva, per il caso di rifiuto, i più grandi spergiuri di vendetta.
Il curato, quella mite creatura, tutta indulgenza e dolcezza, fu irremovibile.