Dalla tribuna dell'organo il Sindaco gli saettava delle occhiate d'odio inesprimibile. Il buon prete non guardava mai da quella parte, ma lo sentiva e se ne turbava sovente.

Fra quei due uomini si combatteva un formidabile duello: e pur troppo il Sindaco aveva il sopravvento.

Il dire che la bontà soggioga l'animo malvagio mi è sempre parso un luogo comune inventato dall'ottimismo. Nella realtà prevale il malvagio; l'uomo che non ha scrupoli è, alla pari, infinitamente più forte dell'uomo dabbene.

Finita la spiegazione del vangelo, il curato scese dal pulpito e attraversò la chiesa per rientrare in sacrestia.

La folla si divise riverente innanzi a lui e sorpresi in tutti quei volti un'espressione di timida, di dolorosa premura, un rammarico sincero di non poterlo proteggere contro le prepotenze di cui era minacciato.

Il Consiglio doveva, secondo l'uso, raccogliersi subito dopo il servizio religioso.

Fui spinto dalla curiosità a seguire la folla che scendeva per la via maestra.

Sulla piazzetta vidi parecchi crocchi di montanari che discorrevano a bassa voce.

In fondo, un edifizio a un solo piano, come gli altri, ma più vasto, costrutto di pietre irregolari: in mezzo alla facciata, un pezzo, largo un braccio quadrato, intonacato di calce su cui una filza di lettere nere di forme bislacche, ineguali, riottose al forzato allineamento diceva: Casa Comunale. Sovr'esse un quadretto di legno, appeso per un solo angolo, penzolava obliquamente: l'insegna dello Stato, l'onesta croce di Savoia, la quale, quasi vergognosa di coonestare le sciocchezze e le bricconate che da tanti anni si consumavano là dentro, pareva volesse lasciarsi andar giù dallo sconforto.

Fermo sul limitare della porta coll'aria corrucciata di un pedagogo o di un aguzzino aspettava il Sindaco i suoi Consiglieri.