Mentre mi disponevo a seguirlo, lo scalpitio acuto di una cavalcatura si fe' sentire sui ciottoli della strada.
Comparve un coso allampanato, le cui gambe lunghissime penzolavano ai fianchi del magro ronzino quasi fino a terra.
Era vestito con una certa pretesa cittadina mediocremente giustificata, ed aveva le tasche infarcite di cartaccie.
—È il segretario, mi disse il Bazzetta, un notaio di Zugliano; egli serve simultaneamente cinque comuni: un morto di fame che ci mangia duecento lire all'anno per metterci sossopra gli archivi municipali. Venite.
Mi trasse per un sudicio chiassolo in un sito dietro la casa del comune e quivi mi lasciò.
Erano poche tese di terra sul ciglio dell'altura. La valle si sprofondava quasi a perpendicolo sotto i miei piedi.
Sedetti sull'erba fitta e bassa.
Il sole schietto rivestiva le montagne nevose in fondo, riempiva l'orizzonte di sbarbaglio e di luccicori. Il torrente, striscia di argento fuso, solcava la valle.
Il cielo profondo, limpido, aveva le trasparenze del vuoto sterminato.
Incombeva sul paesaggio l'alta pace, il silenzio meridiano.