Sedette, chinò la testa stanca sul petto ansante e pianse lungamente, angosciosamente.
Mi alzai.
Ella si riscosse, e mi pregò di rimanere.
—Debbo dirvi, soggiunse, com'è stato, voi non dovete sospettare che di me…..
Allora ella mi narrò le deplorevoli vicende che erano seguite dopo il nostro ultimo colloquio sulla strada del Fontanile.
Già da alcuni giorni ella aveva avuto presentimento della disgrazia. Le mie parole le avevano tolto le ultime illusioni.
La buona creatura, al primo affacciarsi della terribile certezza, aveva subito pensato:—che si dirà di lui?
Ella non si inquietava di sè, della sua vita, della sua salute, ma della riputazione di lui—povera martire!
Ella che aveva voluto dargli la gioia, si trovava repentinamente di fronte alla probabilità di nuocergli.
Questo pensiero la disperava. Ella fargli del male? ella rovinarlo?—lo vide colpito dalle dicerie dei malevoli, dallo scandalo, dalle condanne della disciplina ecclesiastica, che si immaginava crudele, implacabile, e disse a sè stessa:—orsù, tu hai fatto il male, e tu devi scontarlo: ma come? Il come si affacciò con una orribile limpidezza alla sua mente: sparire colle prove che accusavano il suo Don Luigi.