Il paesaggio appariva e non appariva.

Le forme incerte somigliavano a nubi; nubi che cambiavano i profili e i colori ad ogni batter di ciglio.

Il presbiterio era immerso in una nebbia diafana, inargentata dalla luna.

Cantavano le cicale e cantavano i grilli. I prati erano costellati di lucciole, e Bazzetta zuffolava una canzone che era in gran voga a quei tempi.

Mi sentivo triste, una indicibile malinconia mi circondava come un abito bagnato.

Dissi al farmacista:

—Non incomodatevi più a lungo; il pranzo del sindaco vi aspetta, ci rivedremo stasera.

Non se lo fece dire due volte.

—A stasera, ripetè, dandomi cordialmente la mano; e svoltò per un viottolo.

Ma era stabilito dal destino che in questo giorno io non potessi starmene solo co' miei pensieri.