— Aspetterà la notte per attraversare il canale, — disse il dottore.
— Non comprendo una cosa, Raffaele, — disse Alonzo, il quale, pur chiacchierando, sorvegliava l’isolotto. — Mi stupisce come quegli indiani, che noi sappiamo armati di fucile, non se ne servano per abbatterci.
— È un mistero anche per me, Alonzo.
— Come non comprendo perchè lancino le loro freccie solamente contro Yaruri e risparmino noi.
— Ecco un’altra cosa che nemmeno io so spiegare.
— Che non osino assalire noi?...
— Tutti questi indiani, in generale, odiano gli uomini di razza bianca e non esitano quando si tratta di ucciderne qualcuno. Avranno i loro motivi per non prendersela con noi.
— Comunque sia, siamo imprigionati, — disse il dottore. — Non so cosa ci accadrà fra ventiquattro o quarantotto ore, senza un biscotto da mettere sotto i denti e senza un po’ di spazio per poter dormire.
— La nostra situazione infatti è grave, — rispose don Raffaele. — Cosa dici, Yaruri?
L’indiano non rispose: pareva immerso in profondi pensieri.