L’Orenoco per la sua immensa lunghezza, per la sua larghezza, per la massa d’acqua che conduce verso il mare e pel suo sterminato numero di affluenti, gareggia con gli altri due fiumi giganti che solcano l’America meridionale, cioè l’Amazzone ed il Rio della Plata.

Dove abbia le sue sorgenti ancora oggidì lo si ignora, poichè è stato uno dei meno visitati e studiati, quantunque ormai non vi sia più alcun dubbio che percorra le regioni più ricche d’oro delle due Americhe e fors’anche del mondo intero. Taluni credono però che nasca sulle Ande centrali, nelle remote montagne dell’Equatore, non molto lungi da Quito: ma i più ritengono che esca dal lago Jarimè che si trova nel centro di quella vasta regione che dal fiume delle Amazzoni si estende fino al golfo del Messico e che prende il nome di Gujana.

Comunque sia, i geografi non esitano a dare a questo fiume una lunghezza di milleseicento a milleottocento miglia, essendo molto tortuoso in gran parte del suo corso superiore.

Dapprima corre verso settentrione, distendendo i suoi rami nella repubblica Columbiana e credesi anche in quella dell’Equatore; attraversa un immenso tratto di quella regione che chiamasi Gujana, poi giunto nel cuore della Venezuela, piega verso levante e sbocca nell’Oceano Atlantico presso la Gujana inglese per un numero infinito di canali, i quali formano un estuario che ha una larghezza di ben cento e più leghe.

Poche città sorgono su questo fiume gigante: Angostura, fra il Coroni e l’Aro; Muestaco di fronte al Pao; Piedros di fronte al Guarico; Soledad, Banancas, Piacoa, Sacupana e qualche altra, ma tutte queste ultime non sono che piccoli villaggi.

Invece gran numero di affluenti si gettano nell’Orenoco, a destra ed a sinistra. Tutti ancora non si conoscono e non accenneremo che i principali: il Venituari che sarebbe il più prossimo alla sorgente, il Guanini, il Guaaviari, il Meta che è il maggiore di tutti, il Suapure, l’Arauca, l’Apure, il Guarico, il Marciapuro, il Cucivero, il Caura, il Coroni, i quali tutti hanno trecento, quattrocento e perfino settecento miglia di lunghezza.

È pure ricco di cascate, alcune delle quali sono superbe come quelle di Maipuri, di Aturi o di Quituma, ma non impediscono sempre agli indiani, che sono arditi battellieri, di superarle.

Come tutti i grandi fiumi, anche l’Orenoco ha le sue piene periodiche, ed una straordinaria ogni venticinque anni che è doppia di quella ordinaria. Non cresce però rapidamente come certi altri, ma con una lentezza estrema, avendo poca pendenza.

Il suo innalzamento dura cinque mesi, non crescendo che d’un dito ogni ventiquattro ore; per altri cinque decresce e due mesi rimane stazionario, uno nella sua massima piena ed uno nella sua massima decrescenza. Nelle piene allarga le sue sponde formando in certi luoghi dei veri golfi come presso Uruana dove raggiunge un’ampiezza di venticinque leghe, mentre ordinariamente non ha che quattro o cinque miglia.

Un numero immenso di tribù, per lo più ostili agli uomini bianchi e sempre in guerra fra di loro, abitano le sponde e gli affluenti dell’Orenoco. Accennarle tutte non basterebbero venti pagine, tanto sono numerose. Le più potenti sono quelle dei Maipuri, dei Caveri, dei Caipunavi, dei Caribbi, degli Ottomachi, dei Guaimi, dei Quaquari, dei Guaneri, degli Arori, dei Saimì, degli Eperomerii, degli Yanapiri, ecc.