— Te ne ucciderò una, — disse Alonzo.

— Lascia fare a Yaruri, — disse don Raffaele.

— Nè all’uno nè all’altro, — disse il dottore. — Guardate!... Sta per giungere l’jacarè. Ora assisteremo ad una scena curiosa.

V. Un fuoco sospetto.

Presso uno di quegli alberi enormi, che distendeva i suoi rami sul fiume, si erano vedute le acque gonfiarsi bruscamente, come se un grosso pesce si fosse spinto fin là e si preparasse a comparire alla superficie.

Poco dopo, il dottore ed i suoi amici videro sorgere due mascelle enormi irte di lunghi denti aguzzi, ma il rimanente del corpo rimase nascosto sott’acqua. Da quella bocca uscì un grido lamentevole che pareva quello d’un bambino.

Era un jacarè, ossia un caimano, una specie di coccodrillo lungo cinque metri, che cercava la sua colazione. Questi rettili sono numerosi sui fiumi dell’America del Sud e specialmente sull’Orenoco e fanno numerose vittime. Non assalgono l’uomo, ma se vengono cacciati si difendono con estremo furore e ben sovente più d’un cacciatore perdè le gambe o soccombette sotto un terribile colpo di coda.

Il caimano continuava a emettere le sue grida lamentevoli, chiudendo di tratto in tratto le potenti mascelle con un fracasso paragonabile a quello che produce una cassa, quando viene violentemente chiusa.

Le barbado però, assorte nel loro concerto, pareva che non si fossero ancora accorte della presenza del pericoloso vicino. D’improvviso però tacquero e cominciarono a curvarsi sul fiume guardando quelle mascelle e porgendo orecchio a quelle grida, che diventavano ognor più lamentevoli.

— Si preparano a scendere, — disse il dottore, facendo segno all’indiano di virare di bordo, per mantenere la scialuppa in mezzo al fiume.